𝗔𝗰𝗰𝗮𝗱𝗱𝗲 𝗢𝗴𝗴𝗶 — 𝟮𝟳 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼
Il 𝟮𝟳 𝗹𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝟭𝟴𝟯𝟱 nasce 𝗚𝗶𝗼𝘀𝘂𝗲̀ 𝗖𝗮𝗿𝗱𝘂𝗰𝗰𝗶, poeta, patriota, docente universitario e primo italiano a ricevere il 𝗣𝗿𝗲𝗺𝗶𝗼 𝗡𝗼𝗯𝗲𝗹 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗟𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮, nel 1906.
Considerato il vate del Risorgimento, Carducci fu iniziato alla 𝗠𝗮𝘀𝘀𝗼𝗻𝗲𝗿𝗶𝗮 e nelle sue opere e nei suoi discorsi trovano espressione alcuni dei valori che ne costituiscono il fondamento: 𝗟𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮̀, 𝗨𝗴𝘂𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝘇𝗮, 𝗙𝗿𝗮𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮𝗻𝘇𝗮, 𝗣𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 e 𝗟𝗮𝗶𝗰𝗶𝘁𝗮̀.
La sua poesia e il suo pensiero contribuirono a forgiare l’identità culturale della giovane Italia unita, celebrando l’indipendenza dello spirito, la dignità dell’uomo e la forza della conoscenza.
𝗧𝗔𝗙 📚
A 𝗕𝗼𝗹𝗼𝗴𝗻𝗮, città in cui Carducci insegnò per oltre quarant’anni all’Università e visse gran parte della sua vita, è tuttora operativa la 𝗟𝗼𝗴𝗴𝗶𝗮 “𝗚𝗶𝗼𝘀𝘂𝗲̀ 𝗖𝗮𝗿𝗱𝘂𝗰𝗰𝗶” 𝗻. 𝟭𝟬𝟯 del 𝗚𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗢𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱’𝗜𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮, una delle più antiche officine massoniche del territorio emiliano.
Giosuè Carducci e la Massoneria
Giosuè Carducci (1835-1907), primo italiano insignito del Premio Nobel per la Letteratura (1906), non fu soltanto uno dei massimi poeti del Risorgimento, ma anche una figura di primo piano nella storia della Massoneria italiana dell’Ottocento. La sua adesione alla Libera Muratoria non fu episodica: attraversò fasi di entusiasmo, di contrasto con i vertici dell’Ordine e infine di riconciliazione, accompagnando la maturazione del suo pensiero politico e civile.
La Loggia “Felsinea”
Nel 1866 Carducci fu tra i fondatori della Loggia Felsinea di Bologna.
Ricoprì l’incarico di Segretario della Loggia e partecipò intensamente alla vita massonica bolognese durante gli anni cruciali dell’unificazione italiana.
In quel periodo la sua attività culturale e politica era strettamente intrecciata con gli ideali risorgimentali di:
- libertà;
- indipendenza nazionale;
- laicità dello Stato;
- fratellanza tra i popoli;
- emancipazione civile.
Carducci e i principi massonici
Nei suoi scritti non esiste una sistematica “dottrina massonica”, ma ricorrono con continuità alcuni valori perfettamente coerenti con la cultura liberomuratoria dell’epoca:
- Libertà di coscienza;
- Uguaglianza civile;
- Fratellanza universale;
- Laicità dello Stato;
- Progresso scientifico;
- Educazione come strumento di emancipazione;
- Patriotismo risorgimentale.
Per questo il Grande Oriente d’Italia considera Carducci una delle figure simbolo della Massoneria italiana.
Le opere con riferimenti ideali
Fra le opere nelle quali gli studiosi individuano una forte ispirazione ai valori massonici figurano:
- Inno a Satana (1863), interpretato come esaltazione della ragione, della libertà e del progresso contro il dogmatismo religioso.
- Giambi ed Epodi, caratterizzati da un forte anticlericalismo.
- Odi Barbare, nelle quali ricorrono i temi della virtù civile e della grandezza dell’uomo.
- Davanti San Guido, dove convivono memoria, patria e tradizione nazionale.
Va precisato che questi riferimenti sono interpretazioni storico-letterarie: Carducci raramente utilizza simboli massonici in modo esplicito, preferendo esprimere ideali condivisi con la cultura liberale e risorgimentale del suo tempo.
Il rapporto con Giuseppe Garibaldi
Carducci nutrì una profonda ammirazione per Giuseppe Garibaldi, anch’egli massone e Gran Maestro Onorario.
Le figure di Garibaldi e Carducci condivisero ideale repubblicano (almeno nella prima fase): anticlericalismo; fede nell’unità italiana e convinzione che l’istruzione fosse il principale motore del progresso.
La poesia “Alla Vittoria” e numerosi discorsi pubblici testimoniano infatti questa comunanza ideale.
Il telegramma ad Adriano Lemmi
Fra gli ultimi documenti massonici attribuiti a Carducci è celebre il telegramma inviato ad Adriano Lemmi nel dicembre 1905:
«Colpirò con il mio maglietto, finché le mie forze dureranno, preti, moderati e transigenti.»
Questo testo è frequentemente citato nella pubblicistica massonica come testimonianza della permanenza del suo spirito anticlericale fino agli ultimi anni di vita.
Il riconoscimento del Grande Oriente d’Italia
Nel 2007, in occasione del centenario della morte, il Grande Oriente d’Italia organizzò a Bologna il convegno “Carducci Massone”, dedicato proprio allo studio del rapporto tra il poeta e la Libera Muratoria.
Secondo il GOI, Carducci rappresenta uno dei massimi interpreti ottocenteschi dei valori di:
- Libertà;
- Uguaglianza;
- Fratellanza;
- Indipendenza;
- Progresso;
- Laicità.
I funerali, celebrati il 18 febbraio 1907, furono un evento nazionale. Una folla immensa accompagnò il corteo fino alla Certosa di Bologna, mentre la città si vestì a lutto: Piazza Maggiore e molti edifici furono drappeggiati di nero e perfino gli zoccoli dei cavalli che trainavano il feretro vennero fasciati in segno di rispetto. Per sua volontà, 𝗖𝗮𝗿𝗱𝘂𝗰𝗰𝗶 fu rivestito con i paramenti massonici, e numerosi Fratelli presero parte alle esequie, rendendo l’ultimo omaggio a uno dei più illustri Liberi Muratori italiani.
Bibliografia essenziale
Per approfondire il rapporto tra Carducci e la Massoneria sono particolarmente utili:
- Icilio Sacchetti, Giosuè Carducci e la Massoneria.
- Vittorio Gnocchini, L’Italia dei Liberi Muratori.
- Anna Maria Isastia, Uomini e idee della Massoneria.
- Giovanni Greco (a cura di), Bologna massonica. Le radici, il consolidamento, la trasformazione.






