Nel Grande Oriente d’Italia c’è una Loggia intitolata a Giovanni Pascoli: è la Rispettabile Loggia “Giovanni Pascoli” n. 1089 all’Oriente di Bologna. Un legame particolarmente significativo, perché proprio a Bologna il poeta fu iniziato alla Libera Muratoria, nella Loggia Rizzoli, il 22 settembre 1882.
Il 10 agosto e la memoria di Pascoli
Il 10 agosto è una data profondamente legata alla vita e alla poesia di Giovanni Pascoli. È infatti il giorno dell’uccisione del padre Ruggero Pascoli, assassinato il 10 agosto 1867 mentre rientrava a casa.
Quella tragedia segnò profondamente l’esistenza del poeta e sarebbe diventata uno dei nuclei fondamentali della sua produzione letteraria.
Nella celebre poesia “X Agosto”, Pascoli trasformò il proprio dolore personale in una riflessione universale sulla sofferenza, sull’ingiustizia e sul male.
La notte di San Lorenzo, tradizionalmente associata alle stelle cadenti, diventa così nella poesia pascoliana una sorta di pianto cosmico. Il dolore di un bambino per la perdita del padre si trasforma nella sofferenza dell’intera umanità.
Giovanni Pascoli e la Massoneria
L’appartenenza di Giovanni Pascoli alla Libera Muratoria è documentata.
Il poeta fu iniziato massone a Bologna il 22 settembre 1882, nella Loggia Rizzoli.
Una testimonianza particolarmente importante è rappresentata dal suo testamento massonico autografo, documento che conserva le risposte date da Pascoli alle tradizionali domande rivolte al profano prima dell’iniziazione.
Le sue parole sono brevi, ma estremamente significative.
Alla domanda su ciò che l’uomo deve alla Patria, Pascoli rispose:
“La vita.”
Alla domanda sui doveri dell’uomo verso l’Umanità:
“D’amarla.”
E a quella sui doveri dell’uomo verso se stesso:
“Di rispettarsi.”
Tre risposte essenziali che delineano una precisa concezione morale: il dovere verso la Patria, l’amore verso l’Umanità e il rispetto della propria dignità.
Il rapporto con Giosuè Carducci
La vicenda massonica di Pascoli si intreccia anche con quella di Giosuè Carducci, suo maestro e predecessore nella cattedra di Letteratura italiana dell’Università di Bologna.
Carducci ebbe un ruolo importante nella formazione culturale del giovane Pascoli e, secondo la tradizione documentata dal Grande Oriente d’Italia, fu proprio lui ad avvicinarlo alla Libera Muratoria.
Il rapporto tra i due non fu dunque soltanto quello tra un grande maestro della letteratura italiana e il suo giovane allievo, ma anche quello tra due uomini che condivisero un ambiente culturale nel quale gli ideali di libertà, progresso, laicità e fraternità avevano un ruolo centrale.
La morte e i funerali
Giovanni Pascoli morì a Bologna il 6 aprile 1912.
La sua scomparsa suscitò una grande partecipazione popolare. Ai funerali presero parte numerose rappresentanze e furono presenti anche stendardi di Logge massoniche, a testimonianza del rapporto che il poeta aveva mantenuto con la Libera Muratoria.
La sua morte chiudeva una vita segnata da profonde tragedie personali, ma anche da una straordinaria produzione poetica e intellettuale.
“X Agosto”: dal dolore alla riflessione universale
Il significato di Pascoli non può essere separato dal tema del dolore.
La morte del padre, quella della madre e di alcuni dei suoi fratelli contribuirono a costruire nella sua poesia il tema del “nido”, inteso come luogo degli affetti, della protezione e della memoria perduta.
In “X Agosto”, questo dolore individuale si allarga però fino a diventare universale.
La rondine uccisa mentre torna al proprio nido e l’uomo assassinato mentre porta un dono ai suoi figli diventano immagini speculari. Il dolore del poeta diventa così una meditazione sulla violenza e sull’ingiustizia che attraversano la condizione umana.
È proprio questa capacità di trasformare una tragedia privata in una riflessione sull’uomo a rendere ancora oggi Pascoli una figura centrale della nostra letteratura.
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male
Il Fratello Pascoli nella memoria del Grande Oriente d’Italia
Ricordare Pascoli il 10 agosto significa quindi andare oltre la semplice celebrazione di uno dei più grandi poeti italiani.
Significa ricordare un uomo profondamente segnato dal dolore, ma capace di trasformarlo in poesia; un intellettuale che visse nella Bologna di Carducci; e un Libero Muratore la cui appartenenza è documentata dal suo stesso testamento massonico.
E significa anche ricordare che, a Bologna, il suo nome continua a vivere nella Loggia “Giovanni Pascoli” n. 1089 del Grande Oriente d’Italia.
Le parole lasciate dal giovane Pascoli nel suo testamento massonico — “La vita”, “D’amarla”, “Di rispettarsi” — possono essere lette ancora oggi come una sintesi straordinariamente semplice di un’idea dell’uomo fondata sul dovere, sulla fraternità e sulla dignità.
Il 10 agosto, dunque, non è soltanto la notte delle stelle cadenti.
È anche la notte nella quale la poesia di Giovanni Pascoli ci invita a ricordare che dietro ogni luce può nascondersi una storia di dolore, ma che dalla memoria del dolore può nascere una ricerca di senso capace di parlare a tutti.






