Cagliostro e la Massoneria: dall’iniziazione a Londra al Rito Egizio, fino alla prigionia di San Leo
Il 26 agosto 1795 moriva nella fortezza di San Leo, oggi in Emilia-Romagna, Giuseppe Balsamo, passato alla storia come Alessandro Conte di Cagliostro. Personaggio controverso e avvolto dalla leggenda, fu uno dei protagonisti dell’esoterismo europeo del Settecento. Il suo percorso massonico iniziò a Londra e culminò nella creazione di un particolare sistema iniziatico, il cosiddetto Rito Egizio. Proprio l’attività massonica sarebbe diventata uno degli elementi centrali del processo intentato contro di lui dal Sant’Uffizio.
Il 26 agosto 1795 muore Cagliostro nella fortezza di San Leo
Il 26 agosto 1795, dopo oltre quattro anni di prigionia, moriva nella fortezza di San Leo, oggi in provincia di Rimini, Giuseppe Balsamo, universalmente conosciuto come Alessandro Conte di Cagliostro.
La sua è una delle figure più enigmatiche del XVIII secolo. Avventuriero, alchimista, guaritore, esoterista e Libero Muratore, attraversò l’Europa entrando in contatto con aristocratici, intellettuali e ambienti iniziatici.
La sua fama fu enorme già durante la sua vita e, nei secoli successivi, storia e leggenda finirono inevitabilmente per sovrapporsi.
Un aspetto rimane però centrale per comprenderne la vicenda: il rapporto di Cagliostro con la Massoneria.
Londra e l’iniziazione massonica
Il momento decisivo del percorso iniziatico di Cagliostro si colloca a Londra.
Secondo la ricostruzione pubblicata anche dalla rivista Erasmo del Grande Oriente d’Italia, il 12 aprile 1777 Cagliostro venne iniziato insieme alla moglie nella loggia francofona L’Espérance, che si riuniva in una taverna nel quartiere londinese di Soho.
È in questo periodo che la figura di Giuseppe Balsamo sembra trasformarsi definitivamente in quella del Conte di Cagliostro.
La Londra del tempo era uno dei grandi centri della Libera Muratoria europea. La Massoneria moderna aveva formalmente mosso proprio nella capitale britannica i suoi primi passi nel 1717 e, nel corso del Settecento, le logge erano diventate luoghi di incontro tra uomini provenienti da ambienti sociali, culturali e religiosi differenti.
Cagliostro entrò dunque in contatto con un universo iniziatico in piena espansione.
Dalla Libera Muratoria al progetto di una Massoneria Egiziana
Cagliostro, tuttavia, non si limitò alla frequentazione delle logge.
Nel corso dei suoi viaggi europei elaborò progressivamente un proprio sistema iniziatico, nel quale elementi della ritualità massonica si mescolavano con ermetismo, alchimia, riferimenti all’antico Egitto e ricerca spirituale.
Nacque così quella che sarebbe diventata conosciuta come Massoneria Egiziana o Rito Egizio di Cagliostro.
Secondo la ricostruzione pubblicata dal Grande Oriente d’Italia, il sistema prese forma a Bordeaux nel 1784, dopo quella che Cagliostro presentò come una particolare esperienza visionaria.
Al vertice della nuova organizzazione egli si pose assumendo il titolo di “Gran Cofto”.
Accanto a lui ebbe un ruolo anche la moglie Lorenza Feliciani, conosciuta come Serafina.
Il significato iniziatico dell’Egitto
Il richiamo all’Egitto non era casuale.
Nel Settecento l’antica civiltà egizia esercitava un fascino straordinario sugli ambienti esoterici europei. L’Egitto veniva immaginato come depositario di una sapienza primordiale, precedente alle grandi tradizioni filosofiche e religiose occidentali.
Cagliostro inserì questa suggestione all’interno di un percorso che prometteva una rigenerazione non soltanto simbolica, ma anche morale e spirituale dell’iniziato.
Il suo sistema si distingueva dunque dalla normale pratica delle logge massoniche dell’epoca e costituiva una personale rielaborazione di differenti tradizioni esoteriche.
È importante sottolineare questa distinzione: la Massoneria Egiziana di Cagliostro rappresentava una costruzione particolare elaborata dallo stesso Cagliostro e non coincideva con la Massoneria nel suo complesso.
Cagliostro attraversa l’Europa massonica
Negli anni successivi Cagliostro viaggiò attraverso numerose città europee.
La sua fama aumentò rapidamente.
Fu presente in Francia, Inghilterra, Germania, Russia e in altri importanti centri dell’Europa settecentesca, entrando in relazione con ambienti aristocratici ed esoterici.
La sua figura suscitava reazioni opposte.
Per alcuni era un iniziato depositario di conoscenze misteriose, un guaritore e un maestro spirituale.
Per altri era semplicemente un avventuriero abilissimo nel costruire intorno a sé un’aura di mistero.
La storiografia continua ancora oggi a confrontarsi con questa doppia immagine.
Il ritorno a Roma e lo scontro con il Sant’Uffizio
Il percorso di Cagliostro conobbe la svolta definitiva quando arrivò a Roma nel 1789.
Nello Stato Pontificio la Massoneria era proibita.
Già nel corso del Settecento la Chiesa cattolica aveva emanato dure condanne contro la Libera Muratoria e le autorità pontificie consideravano con particolare sospetto le società iniziatiche.
Il clima politico europeo stava inoltre cambiando rapidamente.
La Rivoluzione francese, iniziata proprio nel 1789, aveva accresciuto i timori verso circoli, associazioni e logge sospettati di diffondere idee rivoluzionarie.
In questo contesto l’attività massonica di Cagliostro attirò inevitabilmente l’attenzione delle autorità.
Il 27 dicembre 1789 venne arrestato a Roma dal Sant’Uffizio.
Il processo a Cagliostro e la Massoneria
Il processo fu lungo e complesso.
Tra gli elementi centrali dell’accusa figurava proprio la sua attività legata alla Libera Muratoria e alla costituzione di associazioni massoniche, proibite nello Stato Pontificio.
Il procedimento contro Cagliostro deve quindi essere letto anche all’interno della più ampia opposizione della Chiesa settecentesca alla Massoneria.
Il manoscritto contenente il rituale della sua Massoneria Egiziana divenne uno degli elementi simbolicamente più importanti del processo.
Nel 1791 arrivò la condanna.
Cagliostro venne inizialmente condannato a morte, ma la pena fu successivamente commutata nel carcere perpetuo.
I suoi manoscritti e gli oggetti collegati alla sua attività iniziatica furono pubblicamente bruciati a Roma.
Dalle logge europee alla fortezza di San Leo
Dopo la condanna Cagliostro venne trasferito nella fortezza di San Leo, nel Montefeltro.
Oggi San Leo appartiene all’Emilia-Romagna ed è in provincia di Rimini, a pochi chilometri dal confine con le Marche e dalla Repubblica di San Marino.
La grande fortezza che domina il borgo era stata trasformata anche in carcere pontificio e offriva condizioni ideali per custodire prigionieri considerati particolarmente pericolosi.
Per Cagliostro iniziò così l’ultima fase della vita.
L’uomo che aveva attraversato le corti e le città europee, frequentato ambienti aristocratici e fondato un proprio sistema iniziatico si ritrovò isolato all’interno di una delle più imponenti fortezze dell’Italia centrale.
Gli ultimi anni di Cagliostro a San Leo
Cagliostro trascorse a San Leo oltre quattro anni.
La sua prigionia contribuì ulteriormente alla nascita della leggenda che lo avrebbe accompagnato nei secoli successivi.
Morì nella fortezza il 26 agosto 1795, all’età di 52 anni.
Le circostanze precise della morte hanno alimentato numerosi racconti, ma le ricostruzioni storiche indicano generalmente come causa un evento apoplettico.
Si concludeva così una delle vite più singolari del Settecento europeo.
Cagliostro tra storia massonica e leggenda
Ancora oggi è difficile separare completamente il Cagliostro storico dal personaggio costruito dai suoi sostenitori, dai suoi avversari e dalla letteratura successiva.
Anche il suo rapporto con la Massoneria deve essere affrontato con attenzione.
La sua iniziazione londinese, il successivo contatto con ambienti massonici europei e soprattutto la creazione della Massoneria Egiziana costituiscono elementi fondamentali della sua biografia.
Ma Cagliostro sviluppò un percorso profondamente personale, nel quale la tradizione massonica veniva reinterpretata attraverso l’alchimia, l’ermetismo, la taumaturgia e una particolare concezione della rigenerazione iniziatica.
Per questo rappresenta una figura singolare anche nella storia della Libera Muratoria settecentesca.
Una figura che continua a interrogare la Massoneria
A oltre due secoli dalla morte, Cagliostro continua ad affascinare storici e studiosi dell’esoterismo.
La sua vicenda permette soprattutto di comprendere la straordinaria complessità del Settecento massonico europeo, un periodo nel quale accanto alla Massoneria speculativa fiorirono sistemi rituali, correnti esoteriche e differenti interpretazioni della tradizione iniziatica.
La sua parabola personale racconta anche lo scontro tra questo universo e le autorità religiose e politiche dell’Ancien Régime.
Da Londra a Bordeaux, da Roma a San Leo, il percorso massonico di Cagliostro attraversò alcune delle grandi tensioni culturali del XVIII secolo.
Ed è significativo che la sua vita si sia conclusa proprio a San Leo, oggi in Emilia-Romagna, dove la fortezza conserva ancora la memoria del suo più celebre prigioniero.
La memoria massonica di Cagliostro
Il nome di Cagliostro continua a essere presente anche nella Massoneria italiana contemporanea.
Nel Grande Oriente d’Italia è attiva infatti la R∴ L∴ “Conte di Cagliostro” n. 699 all’Oriente di Milano.
Un nome che continua a evocare uno dei personaggi più discussi e affascinanti dell’intera storia dell’esoterismo occidentale: un uomo sospeso tra realtà e leggenda, ma indissolubilmente legato alla storia della Massoneria europea del Settecento.






